Gonartrosi, terapia infiltrativa con corticosteroidi efficace anche contro degradazione cartilaginea

Quando parliamo di terapia infiltrativa a base di corticosteroidi, pensiamo innanzitutto ad un intervento in grado di ridurre l’infiammazione associata all’osteoartrosi e alla palliazione del dolore associato a questa condizione.

Uno studio recente britannico ha cercato di approfondire i meccanimi attraverso i quali i CS, somministrati per via intra-articolare, esercitano gli effetti sopra individuati, dimostrando la loro capacità nel ridurre la degradazione cartilaginea nel breve termine.

Lo studio è stato pubblicato su Rheumatology International.

 

Marker biologici e gonartrosi: quali sono e come correlano?

In letteratura esistono già studi che hanno valutato il ruolo di alcuni marker biologici, presenti nel sangue o nelle urine, nella diagnosi, nella prognosi e, in misura minore, nella risposta al trattamento dell’OA: “In generale – ricordano i ricercatori nell’introduzione al lavoro – tali marker correlano con i processi di turnover osseo e cartilagineo, o con l’infiammazione sinoviale, associati all’OA”.

I frammenti del telopeptide C-terminale del collagene di tipo 2 (CTX-II) si formano in concomitanza con i processi di degradazione della cartilagine articolare e sono escreti nelle urine (uCTX-II). Alcuni studi hanno documentato l’esistenza di un’associazione tra i livelli di uCTX-II e l’incidenza di gonartrosi, come pure tra i livelli di uCTX-II e la progressione di malattia.

Per contro, si ritiene che i livelli sierici di propeptide N-terminale del collagene IIA (sPIIANP) riflettano la sintesi di collagene di tipo 2 ed è stato dimostrato che concentrazioni alterate di questo marker correlano con la diagnosi e la progressione di gonartrosi.

Ancora, il telopeptide N urinario (uNTX) è un marker di degradazione del collagene di tipo 1 e correla soprattutto con il turnover osseo, mentre la proteina sierica oligomerica della matrice cartilaginea (sCOMP) è una proteina non-collagene derivante dalla degradazione della cartilagine, anche se è presente in altri tessuti come il tendine e la membrana sinoviale.

sCOMP è elevata nei pazienti con gonartrosi e, insieme, con uCTXII, è considerata uno dei marker probabilmente maggiormente associati alla severità radiografica, all’incidenza e alla progressione radiografica di gonartrosi, soprattutto quella associata a maggiore percezione di dolore.

YKL-40 viene prodotta dai condrociti e dai sinoviociti articolari e i livelli sierici di questa proteina correlano con la severità di malattia nell’OA, mentre l’acido ialuronico è un glicosaminoglicano presente e livello del fluido sinoviale, i cui livelli circolanti nel sangue correlano, stando ad alcune ipotesi, con l’infiammazione sinoviale nella gonartrosi.

I ricercatori hanno focalizzato l’attenzione su tutti i marker biologici sopra indicati al fine di valutare la loro risposta alla terapia infiltrativa con steroidi in pazienti con gonartrosi sintomatica (finora mai valutata sulla malattia nell’uomo).

Lo studio: disegno e risultati principali

I ricercatori hanno selezionato 80 individui con gonartrosi sintomatica (45% di sesso maschile, età media 64 anni), che sono stati sottoposti ad iniezione intra-articolare di routine con 40 mg di triamcinolone acetonide e 4 ml 1% di lignocaina (un anestetico locale).

Su questo campione di pazienti sono state effettuate, sia all’inizio dello studio che dopo 3 settimane dall’infiltrazione, valutazioni sul dolore al ginocchio (misurato come sottoscala “dolore” WOMAC VAS) e su alcuni biomarker (uCTXII, uNTX nelle urine; COMP, HA,  sPIIANP e YKL-40 nel sangue).

La severità radiografica di malattia è stata valutata mediante esame apposito al ginocchio.

Di risultati è emerso che il valore mediano di uCTX-II (marker di degradazione della cartilagine) è risultato più basso a 3 settimane dall’infiltrazione con CS rispetto al basale (306,3 vs. 349,9 ng/mmol; p<0,01). Questo trend ha mantenuto la significatività statistica dopo correzione di Bonferroni.

Eccezion fatta per un trend di osservazione di valori sierici più bassi di COMP a 3 mesi dall’infiltrazione, altri marker biologici non hanno subito variazioni dopo iniezione intra-articolare con CS.

Non solo: sia i valori iniziali di uCTX-II che le variazioni di questo parametro dall’inizio dello studio e 3 settimane dall’infiltrazione con CS sono risultati correlati con la severità radiografica del restringimento della rima articolare, ma non con il grado osteofitico.

Da ultimo, i ricercatori non sono stati in grado di documentare l’esistenza di un’associazione tra uCTX e il dolore.

Riassumendo

In conclusione, lo studio, basato sulla valutazione di un panel di marker biologici sierici e urinari,  suggerisce che la terapia infiltrativa con CS potrebbe ridurre la degradazione cartilaginea nel breve termine in pazienti con gonartrosi.

Nonostante i risultati abbiano documentato l’esistenza di un’associazione tra i livelli di uCTX-II con il restringimento dello spazio articolare del ginocchio affetto da gonartrosi, non sono state osservate, invece, correlazioni tra i valori di uCTX e il dolore riferito. Ciò suggerisce che i meccanismi attraverso i quali la terapia infiltrativa con steroidi migliora il dolore e riduce i livelli di uCTX-II sono differenti e non strettamente correlati tra loro.

Sono ora necessari nuovi studi che approfondiscano gli effetti a breve e a lungo termine della terapia infiltrativa con steroidi sulla biologica della cartilagine in pazienti gonartrosici.

Bibliografia

Klocke R et al. Cartilage turnover and intra-articular corticosteroid injections in knee osteoarthritis. Rheumatol Int. 2018; 38(3): 455–459.

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